Fas Nefaust

Tra il dire e il non fare
sabato, 14 novembre 2009

Un frammentario, infinito approfondimento del concetto di fottuto.

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lunedì, 09 novembre 2009

“Un domani, i  nostri figli non avranno nulla!” Grida la madre straziata, con la bava alla bocca. Entra in sala il console svizzero, le si avvicina e poggiandole una mano sulla spalla, dice: “Benedetta ragazza, ma certo che i suoi figli non avranno nulla.” Poi, avvicinando leggermente il volto alla faccia sconvolta di lei:  “I vostri figli non avranno bisogno di avere nulla, questo è il punto. Vedrà, vedrà, non si agiti.” E se ne va, lasciandola mentecatta in mezzo al salone.

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venerdì, 06 novembre 2009

SI VINCE SEMPRE

Vuoi vivere una vita spensierata, leggiadra? Vuoi tornare a stupirti per qualcosa? Da quanto tempo non ti fai una bella risata de panza colli amisci tui? Come sarebbe a dire “non ho amici”? Dai, tirati su e considera per cortesia la seguente carrellata: erotomani, analfabeti, impiegati statali con la terza media, teledipendenti, invalidi, pensionati, amanti dei centri commerciali. Ti dicono qualcosa questi tipi? Beh, loro a differenza tua se la spassano, ecco. Bene o male, vincono sempre loro.

Certo, anche loro oggi parlano di crisi. Come tutti. La usano come argomento da autobus perché sono dei banali qualunquisti. In realtà, questi, la crisi non sanno cosa sia. Non li hanno mai avuti, i soldi. Ma allora qual è il loro segreto? Attenzione, se ti chiedi cos’hanno loro che tu non hai parti male. No, non funziona così.  Semmai, sono le cose che tu hai e che a loro mancano a fare la differenza. Non hanno i soldi, si è detto. Non hanno paura di sembrare poveri, quindi. Non temono la banalità, anzi, la cercano (il sesso senza amore è “banale”? Vallo a spiegare a questa gente, se ci riesci). Se ne fregano del decoro (il buon gusto). Non sanno cosa sia la paranoia. Non hanno ambizioni lavorative (“Ma vaffanculo te e il lavoro”). Non hanno nessuna pretesa di sembrare intelligenti o farsi apprezzare come persone ‘fini’.
 
Consiglio della nonna: abbandona i tuoi maître à penser e accogli questi maestri del fare, uomini e donne pop, irrisi dai trend setter e dagli esteti, amati dalle multinazionali del cibo, dell’automotive, dell’infotainment, del sesso; gentaglia che giorno dopo giorno, carrello della spesa dopo carrello della spesa, dimostra con i fatti qual è la strada verso il Tao Occidentale, verso il diametralmente opposto al Tao del monaco tibetano, sì, come lui però libero, vuoto, in volo verso il medesimo Karma annullante.
 
Che schifo, dirai. No grazie, dirai. Beh, fatti tuoi. Ma io te lo dico: ragiona come uno di loro e spiccherai il volo, bimbo mio. Avrai il fegato di fare una cosa del genere? Sarai così astuto? Saprai annullarti fino a questo punto? Saprai trascinarti carcassa?
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martedì, 03 novembre 2009

ACNE
 
Una generazione, che chiameremo ‘Non toccarti i brufoli che poi ti rimane il segno’, raggiunta l’età adulta scopre che era tutta una menzogna: i brufoli in realtà si potevano toccare e, una volta esplosi tra le dita, non solo sarebbero scomparsi più in fretta ma avrebbero lasciato meno cicatrici sul volto rispetto ai trattamenti dermatologici. Una massa di milioni di né carne né pesce occidentali costretta a esibire in pubblico volti ricoperti di pustole bianchicce, subendo scherni e – giustamente – suscitando schifo. Una generazione tradita da quattro dermatologi farabutti pagati dalle multinazionali farmaceutiche e ospiti fissi di trasmissioni tv dedicate alla salute, sponsorizzate dalle stesse major del farmaco – trasmissioni che le loro madri guardavano ossessivamente nel pomeriggio mentre stiravano e da cui attingevano consigli come oro colato.
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lunedì, 02 novembre 2009

La brutta notizia è che tutto è perduto, tutto! E già da qualche decennio, ormai.
La bella notizia è che nessuno sembra interessato a farvelo sapere come piacerebbe a voi: scordatevi che qualcuno ve lo dica nero su bianco, con tanto di cartelli e istruzioni per l'uso.
(Morale: è bene accettare la sconfitta, e ripartire da questo, soprattutto: da soli, soli come un cane. Su, non è poi così malaccio, vedrete!)

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giovedì, 29 ottobre 2009

LA QUESTIONE DELLA LINGUA
 
Culo e cazzo: invidio chi li lecca. Toccare un corpo molle o contundente, sensibile alla mia calda saliva. Soffro per il piacere che mi nego, la goduria che fornisce l’umiliazione d’un contatto simile...signori! Mi manca un sacrilegio così liberatorio verso il mio stesso Io.
Leccaculi, froci, pompinare, veline laureate. Che comodità, che comfort cinque stelle vi concedete, chapeau! Dare piacere aprendo solo la bocca, tirando fuori la lingua e facendo ‘ahhh’ o ‘slurp slurp’! E quanta gratitudine che ricevete per uno sforzo in fondo così semplice! E che risparmio!
Guardo fuori dalla finestra dell'ufficio fantasticando sui vantaggi che l’uso della lingua mi recherebbe: oh, che peccato… me ne privo, rosico, punto a capo: scrivo paratattico.
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martedì, 27 ottobre 2009

Seduto sulla panchina, solo in mezzo al parco. Mentre l’occidente si riunisce compatto per l’inevitabile pausa pranzo, abbatto la testa all’indietro coprendo con palpebre gli occhi fissi al cielo. Il sole d’ottobre mi fotografa così, in posa. Al flaccido corpo bastano pochi minuti di calore gratuito per farmi perdere le coordinate tragiche che prostrato mi avevano condotto sin lì; mi scaldo il volto, ogni pensiero di calamità viene squagliato dal calore reale dei raggi, è sempre stato così, senza che mai potessi farci niente. La termodinamica che ridicolizza ogni velleità di psicologia o di narrazione (infatti scrivo male e deludo il mio prossimo). Sopravvivo per mancanza di prove sotto questa luce, da incosciente, l’ombra è comunque al mio fianco e mi vuole presto per ri-ri-ri-ricominciare.
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sabato, 24 ottobre 2009

E una volta messa da parte l’arte?

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martedì, 20 ottobre 2009

Ogni tanto schiaffeggio la mia gattina. O le do calci. Facciamo la lotta e vinco io. Cerco di farle male per interrompere in lei quella umana abitudine di comunicare solo attraverso carezze e carinerie, soffocando ogni possibile manifestazione di male assoluto e dolore reale che abitano la natura. Nel pestarla, io stabilisco un valore al mio amore, do un senso a un'esistenza felina mortificata dalla cattività, fatta di cibo garantito e comfort imposti senza motivo. Ciclicamente mazziata, la gatta saprà riconoscere in me non l’umano carceriere che la tratta come un pelouche, bensì l’animale che come la mano di Mario Brega po’ esse fero e po’ esse piuma, mai fidarsi, la natura è imprevedibile. Le avessi ricevute io quelle botte! Le ricevessi! Ma non pretendo gratitudine da un animale, quella la esigo solo dagli umani cui infliggo dolore altrettanto coscienziosamente, altrettanto a gratis. Dopo favori del genere, mi dico sempre, è il minimo.

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sabato, 17 ottobre 2009

MANICHEISMI A COLAZIONE

Appuntamento al bar. Come ci disponiamo? Sposati in un tavolo e non sposati nell'altro, dici? Cristo... Propongo io. Dividiamoci in chi defeca senza guardarla e chi la fa osservandola bene prima di pigiare lo sciaquone. Potrebbe essere? Oppure… oppure una bella divisione donna/uomo stracult: all’invidia penis della femmina (fu bambina) che facendosi penetrare si placa dotando il suo corpo di un enorme pene (l’uomo stesso che la sta penetrando diviene protesi cazzuta della donna) ecco che risponde il maschio XY con l’invidia vulvae (ola di approvazione degli astanti), desiderio di cancellare dalla vista il proprio pirolo-contenuto dentro un contenitore-forma (da cui la maggiore sensibilità maschile a teorizzazioni, metafore, metafisiche varie). Troppo maschilista, troppo grossolana? Allora sentite questa, uomini e donne indifferentemente ma divisi in chi è attratto dalle sensazioni fisiche de sesso (‘Sai, quella è una a cui piace’ ‘Piace cosa?’ ‘Ma dai che hai capito…’) versus chi invece ‘non ha mica sempre in testa quella cosa lì’. Eh? Non vi va bene neanche questa? Sinist, dest! Facciamo così: drogati che non prendono psicofarmaci e monomaniaci del sesso di qua, depressi ‘in cura farmacologica’ ed ex bambini dall’infanzia tradita che ‘si buttano nel lavoro’ e ‘fanno carriera’ per ‘dare un senso’ di là. Ho dimenticato qualcuno? Ci siamo tutti stavolta. Avanti, marsch! Io un cappuccino con brioche senza crema. “Oh, mi spiace, abbiamo solo cornetti alla marmellata, e forse un bombolone”. Va bene, allora il bombolone.
Senta, scusi. Sì? Lo vuole il cacao sul cappuccino? Eccerto che lo voglio.

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giovedì, 15 ottobre 2009

Devi scegliere tra lo stesso, il ritualizzato o il replicante (P. K. Dick, per noi ‘alternativi’). Non vale scegliere furberie come il nulla o il vuoto (Sartre, in salsina orientale). Puoi astenerti, questo sì (Bartleby by Melville, che assieme a Carver fa tanto giovane che segue il corso di scrittura creativa). Un  premio comunque è assicurato, si vince sempre (un tocco di porno oramai non si nega più a nessuno) ma non si sa quando si è vinto esattamente né per quale motivo (Sciascia?). In ogni caso, giocando di continuo (una spruzzata di Borges, che ci sta sempre) ci si dimentica che si è lì per vincere (Kafka, evergreen).

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venerdì, 09 ottobre 2009

SEDERE AL POTERE

Tra la destra e la sinistra di ogni corpo istituzionale compare sempre un culo formato da natiche somiglianti, forse troppo. La mano destra lo carezza adorante, la sinistra lo ripara dalla vista di chicchessia; leccaculi e paraculi, va da sé, i rispettivi elettorati di riferimento.

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giovedì, 08 ottobre 2009

Amava così tanto suo figlio che evitò di metterlo al mondo.

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lunedì, 05 ottobre 2009

Vuoi i soldi? Te piacceno? E allora la devi pagare, caro. La devi pagare cara.

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venerdì, 02 ottobre 2009

Nel treno cittadino sottoterra si compie l'anabasi cotidiana. Persone silenziose e il più possibile composte assorbono le urla del tunnel. Mi faccio compagnia con la solitudine degli altri, nessuno è mio fratello, siamo figli di una madre distratta che ci pose dentro il mondo a quel modo e per stesse ore rituali. Riemersi in superficie ci disperdiamo ed io so bene di non stare tornando alla madre. L' ho abbandonata anche oggi nella terra dove i maestri mi indicarono di lasciarla.

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giovedì, 01 ottobre 2009

MILANO È VINCENZO

Milano, non sono tutto tuo. Vincenzo mi rinchiude ancora. Milano sii cattiva pure tu. Lui mi carezzava tutto l’anno e mi faceva dire no, Milano trattami anche tu sempre così.
Vincenzo io non ti ammazzerò, sei troppo intelligente per morire. Oh Vincenzo io non ti ammazzerò, perché sai decidere da te.
Mi schifano i tuoi quadri grigi, le luci bianche, i non-cortei. Milano, sono triste che ci sei. Vincenzo dice che sei calda, tranquilla, col coeur in man, ma è furbetto e poi lui vive a Milano, lo sa bene com'è.
Vincenzo non ti sparerò, sei troppo onesto per ignorare che
col tuo lavoro troverai amici ovunque, perché tu sai soffrire.
Non ti devo nulla come uomo né lavoro con i figli tuoi, oh Milano tu non fai di me quello che vuoi. Mi riprendo i progetti, le riconciliazioni, la mia eternità. Tradiscimi pure, non sono vecchio, il tempo si è come fermato.
Vincenzo, ti lascerò andare, sei troppo intelligente per morire, oh Vincenzo io non ti ammazzerò, perché sai decidere da te. Vincenzo io non ti ammazzerò, sei troppo onesto per odiare.


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martedì, 29 settembre 2009

- Hai visto la crisi?

- Minchia la crisi l’ho vista passare prima qui con la Sabbri.

- Quando?

- Poco fa, è appena passata.

- Ah, bella.

- Ciao, sì.

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lunedì, 28 settembre 2009

Gli argomenti per far su il pastone ci sarebbero, ma lo zucchero che piace ai maiali?

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domenica, 27 settembre 2009

Paghiamo le rincorse sbagliate dei nostri nonni, i sacrifici inutili dei loro padri e di chi li ha comandati. Cari avi, li mortacci nostri, solo per dirvi che avete toppato; cari ragazzi del ’99 "Fiume o morte", cari figli della lupa "dio patria famiglia", cari figli del boom "vogliamo tutto", caro Occidente moderno, caro Novecento, tutto questo casino per ridurci così, tutta questa Storia nei sussidiari di scuola dell’obbligo per un panino così?

 

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lunedì, 21 settembre 2009

TRE CELEBRAZIONI - CELEBRAZIONE DEL TRE

La classe dirigente di turno si celebra ciclicamente negli anniversari che ci impone. Noi la seguiamo pagandola, andiamo alle sue feste, addirittura le affidiamo cose come fede, coscienza, tempo, qualunque cosa queste tre parole vogliano dire. Quando, negli anni ’60, erano al potere i quarantenni che nel (solo) 43-45 “combatterono contro il nazifascismo”, tutti a celebrare i partigiani, alé, in piazza!

Quando negli anni ’80 fu il turno dei quarantenni che a vent’anni “avevano fatto il ‘68”, ecco mitizzata la contestazione a suon di fascicoletti allegati ai quotidiani (scusi, ce l’ha ancora l’inserto speciale sul ’68?/ Finito./ Ah.)
Ora, negli anni zero, la classe dirigente-digerente ha due teste mangianti: da una parte continua a celebrare il sessantotto (fenomeno del ‘mai morti’: sono ancora loro, i quarantenni degli anni ’80, ancora tra le palle a suon di viagra, sbotulino e nuovi fascicoli per i 700 anni del ’68) dall’altra parte ci sono i quarantenni di oggi, quelli che vent’anni fa erano paninari, bocconiani, yuppies: con loro assistiamo alla prima autocelebrazione di una generazione celebrolesa sin dalla nascita da mass-media, eccessiva ricchezza e consumismo. E che ti fanno questi nei vari posti di minkiapotere? Fanno generalemente tre cose: ti organizzano la festa ‘Dancing in the Eighties’, ti parlano di ‘una sinistra da rifondare per far ripartire la crescita economica’, ti licenziano. Tre, due, uno.

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martedì, 15 settembre 2009

La piaga dell’alfabetismo.

Da analfabeti ci si parlava, almeno. Magicamente c'era sempre qualcosa da dire. Quando la magia finiva, era la sopravvivenza a farti aprir bocca e scuotere il vicino per la spalla.

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mercoledì, 09 settembre 2009